Da alcuni giorni è disponibile, su diverse piattaforme digitali, “Stronger”, l’ultimo album del “cantautore-ciclista” italo-canadese Antonio Piretti, in arte “Toz”.

Terminato, nel luglio scorso, il Giro del Canada in bicicletta e chitarra, ideato per raccogliere fondi in favore dei più bisognosi, Antonio è tornato a comporre canzoni. «In questo momento sono in Germania, il Paese di mia moglie, - spiega - dove ho registrato questo disco che in realtà non è ancora un disco perché esiste solo on line, su diversi distributori digitali come, iTunes, Amazon, Spotify, Deezer, Artist WebSite, dove lo si può ascoltare e scaricare. Per il momento ho messo i 7 brani di “Stronger” anche su una chiave USB e quando vado in giro o faccio dei piccoli concerti la distribuisco. Sto pensando a come organizzare una tournée estiva in Canada, con tappe, oltre che a Toronto dove risiedo, anche a Montréal ed Ottawa, per lanciare il vero e proprio album, anche perché dovrei registrarlo “live” su vinile a New York».

Ecco l' intervista dedicata all'artista italo-canadese Antonio Piretti.

 Come è nato “Stronger”?

«In questi ultimi due anni ho cercato di migliorarmi musicalmente, studiando il pianoforte e approfondendo la conoscenza degli arrangiamenti. Ho composto sia i testi che le musiche e posso dire che in questo ultimo album c’è molto più “di mio” che in quelli precedenti. Ho pensato anche di inserire un paio di canzoni in italiano, le altre sono in inglese, perché alla gente, piace acoltare la musica dall’ “accento” italiano. Nelle mie canzoni cerco sempre di inserire un messaggio. Per esempio in “Heroes” parlo del fatto che non è necessario essere assolutamente dei supereroi per fare qualcosa di straordinario; c’è gente “ordinaria” che fa cose straordinarie tutti i giorni, magari aiutando il prossimo. Questi, per me, sono i veri “eroi”. In “We all are one”, scritta il giorno dopo l’attentato terroristico al Bataclan di Parigi, cerco di dire che non è con la violenza che si risolvono i problemi. In “Quella scheda era la mia” faccio riferimento al mondo politico italiano dove spesso prevalgono gli interessi personali al posto di quelli generali».

Soddisfatto di come è andato il Giro del Canada?

«A livello personale è stata un’esperienza unica e una grande soddisfazione. Innanzitutto sono contento perché sono riuscito a portarlo a termine. Non è stato facile visto che lungo il percorso ho trovato di tutto: neve, vento, pioggia, sole. Un conto è farsi 6000 km in auto, un conto è farli in bicicletta! A livello economico sono riuscito a contenere i costi, anche se speravo di raccogliere un po’ di più per la beneficenza. Non ho recuperato tutto ciò che ho speso ma credo di poter dire che un’esperienza del genere ... non ha prezzo!».

Come ti sei sentito quando sei arrivato ad Halifax?

«Ero molto “carico” e molto contento. Il tempo era buono. Mentre pedalavo verso il punto di arrivo, il “Pleasant Point Park”, un parco bellissimo in riva al mare, ho avverito una grande soddisfazione, ho capito che ce l’avevo fatta, avevo portato a termine il mio viaggio, nonostante la fatica e le difficoltà incontrate. Sono arrivato sulla spiaggia del parco dove c’era mia moglie ad attendermi, sono sceso dalla bicicletta, ho percorso gli ultimi metri a piedi e poi ho messo la bici nell’acqua!»

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